25 febbraio, la nostra bussola


Il Governo sta continuando a perseguire i propri obiettivi di impoverimento del sistema pubblico di istruzione, malgrado i richiami istituzionali (Presidente della Repubblica) e le risposte negative che provengono di continuo da famiglie, studenti e lavoratori della Scuola, dell’Università e della Ricerca.

L’intesa del 4 febbraio tra Governo e CISL-UIL-SNALS, asseconda di fatto questo percorso, rovinoso per la Scuola statale: ecco perché abbiamo bisogno di riaffermare gli obiettivi e i principi a cui abbiamo ispirato la nostra iniziativa e le numerose manifestazioni, dalla fiaccolata del 13 ottobre 2008 alla grandiosa assemblea del 15 settembre 2010 al Saschall:

  1. la spesa dello Stato per l’istruzione deve crescere: negli altri Paesi europei supera del 50% quella italiana (che pure comprende anche oltre 20.000 insegnanti di religione cattolica e circa 100.000 insegnanti di sostegno, che altrove non vengono pagati in quota istruzione; inoltre da noi gli alunni completano gli studi a 19 anni invece che a 18…);
  2. dunque niente più tagli! e a questo proposito, visto che l’attuale governo intende continuare a massacrare la scuola statale, dobbiamo rifiutare la logica dello scambio che si realizza attraverso l’accettazione dei tagli a fronte del recupero di vantaggi stipendiali (ripristino dei gradoni, premialità), a danno soprattutto dei lavoratori precari: alla luce di questo principio, risulta particolarmente ambigua e riduttiva l’intesa del 4 febbraio, che necessiterebbe almeno di un quadro di riferimento valoriale che ne precisi i limiti e il significato;
  3. non si rende più efficiente la scuola con la competizione e accrescendo le divisioni interne al personale docente e ata; anzi, alla scuola servono coesione, cooperazione, partecipazione, e ogni soggetto – Collegio, Consiglio di Istituto, Dirigente Scolastico, RSU, docente, ata – ha bisogno di autonomia, di responsabilità, di rispetto: per questo riteniamo fondamentale il tema della Rappresentanza.

Ma prima ancora di questi criteri – e per poterli attuare – sono necessari un Ministro ed un Governo che comprendano la centralità e il ruolo propulsivo della scuola statale per lo sviluppo civile, democratico ed economico dell’Italia. E per prima cosa, si deve ripristinare un clima di certezze e di sicurezza, con regole chiare, condivise e valide per tutti. L’attuale Ministro non è ovviamente in grado di fare niente di tutto ciò!

A chi – speriamo presto – subentrerà al suo posto, chiediamo rispetto dei contratti e impegni chiari:
con i lavoratori: chi è in vista della pensione, chi è di ruolo ma ormai senza più garanzie contrattuali, chi lavora da anni in un precariato infinito, ma anche chi vorrebbe insegnare – magari già a 4 o 5 anni dalla laurea – ha diritto di avere davanti a sé un percorso certo e praticabile;
con le famiglie e gli studenti: garantendo scelte vere, e non propagandistiche, percorsi di studio seri, senza l’attuale sistematica discontinuità didattica – all’interno dell’anno scolastico e tra anni scolastici successivi – e riducendo sensibilmente il numero degli alunni per classe: per poter attuare una didattica moderna, una relazione costruttiva tra docenti e alunni, un buon inserimento anche di chi si trova in difficoltà; per ridurre lo stress e rispettare gli standard di sicurezza.

Prima che passi la “nottata”, di fronte a un governo e a un Parlamento che ubbidiscono a logiche totalmente estranee al merito dei problemi reali dell’istruzione pubblica, non ci resta che attuare una resistenza vigile e continua, che miri a svuotare il più possibile i provvedimenti negativi che di continuo si rovesciano sulle scuole e sul personale, e a pretendere il rispetto delle leggi, come è già successo – positivamente nella nostra Provincia – in merito:

  • alla chiamata dei supplenti temporanei,
  • alle nomine per gli insegnanti della materia alternativa,
  • al contrasto alle normative del Decreto Brunetta,
  • al rispetto della contrattazione di istituto e del ruolo della rappresentanza.

Per tutto questo il 25 febbraio saremo in piazza della SS. Annunziata alle ore 17,00: per aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica, per la difesa della qualità della scuola statale, per tutelare i diritti di chi sta a scuola, senza mai perdere di vista la nostra bussola.


LO SCENARIO CHE CI PROSPETTA IL GOVERNO COL TERZO TAGLIO

    Per il personale docente, la riduzione di ulteriori 19700 posti, per il personale ata, la riduzione di ulteriori 15000 posti. In particolare:

  • scuola primaria: generalizzazione di fatto del tempo scuola a 27 ore e totale soppressione – in organico di diritto – dei posti dei docenti specialisti per l’insegnamento della lingua inglese, per poter raggiungere l’obiettivo della riduzione di altri 9260 posti;
  • scuola secondaria di primo grado: a fronte di un incremento, previsto dal MIUR, di 12500 alunni, si faranno altri 1310 tagli di posti sui docenti, innalzando il numero degli alunni per classe;
  • scuola secondaria di secondo grado: la riduzione degli organici docenti deriverà, oltre che da un ulteriore innalzamento del numero degli alunni per classe, soprattutto dall’attuazione dei nuovi ordinamenti sia in prima che in seconda classe, dalla riduzione del tempo scuola a 32 ore nelle V classi degli istituti tecnici, dalla riduzione dei serali per altri 700 posti.

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