Dove vanno i nostri ricercatori? In Danimarca, ad esempio


Seguendo le storie dei giovani italiani che decidono di trasferirsi oltre confine per proseguire la formazione o per lavoro, la “fuga dei cervelli”, è facile incontrare singoli che raccontano la loro personale esperienza di nuovi emigranti, più difficile è recuperare dati per fare analisi sui numeri.

Si sa che ogni anno si trasferiscono all’estero dai 3000 ai 6000 laureati, ma dove vanno a finire?

Nel giugno del 2007 il 35% dei posti per ricercatore TD ai concorsi del CNR francese (CNRS) furono assegnati ad italiani, nella classe CR2 tre primi classificati in diverse categorie sono andati ad italiani, nella classe CR1 stesso risultato, e guardando le graduatorie degli anni successivi ci si accorge che una pattuglia nutrita d’italiani non manca mai, anche se non sempre con risultati così brillanti.

Nel 2009 l’appena nato Centre for Particle Physics Phenomenology, in Danimarca, mette a concorso due posti post-doc, ricevendo 165 domande, il 13% delle domande proviene dall’Italia, la maggioranza relativa, tutti gli altri paesi, anche quelli che producono molti più Ph.D. di noi, molto sotto il 10%. C’è un altro dettagli curioso, in questa storia: il centro è diretto da un italiano, il professor Francesco Sannino, che, stando al suo CV, si è laureato nel ’93 alla Federico II di Napoli, si è trasferito all’estero nel ’97 e non è più tornato. Nell’Advisory Board su sei membri due sono italiani.

Questo vuol dire due cose: non solo c’è un flusso di giovani laureati che cerca all’estero spazi professionali che non trova in Italia, ma che gli istituti stranieri sono ben contenti di prendersi questi giovani brillanti, preparati a spese di uno stato straniero ansioso di disfarsi anche di quei pochi soldi spesi in alta formazione anzichè “metterli in produzione”.

Una stima di quanto guadagnano gli stati stranieri che si prendono i nostri ricercatori può essere fatta per esempio con i dati dell’European Research Council.
Nel 2009 l’ERC con il bando per Advanced Grants ha finanziato progetti di ricerca in 26 paesi europei: 23 progetti finianziati sono stati proposti da ricercatori italiani (al quarto posto dopo Inghilterra, Germania e Francia) Di questi 23 ricercatori italiani solo 14 era residenti in Italia, infatti solo 15 progetti finiscono in istituzioni italiane (uno assegnato, quindi, ad un ricercatore proveniente da un altro paese che lavora in tialia). In buona sostanza, 9 ricercatori italiani su 23 vincitori hanno portato i finanziamenti che hanno vinto in un paese straniero, e solo un ricercatore straniero ha portato i finanziamenti che ha vinto in Italia.
Lo stesso anno il bando per Starting Grants ha distribuito finanziamenti per 237 progetti, i ricercatori italiani hanno ottenuto il maggior numero di finanziamenti a pari merito con i tedeschi, staccando di molto i ricercatori delle altre nazionalità, ma meno della metà dei finanziamenti vinti da italiani finiscono in Italia, che riceve anche pochissimi contributi da ricercatori stranieri (più di metà dei finanziamenti che vanno in inghilterra e quasi tutti quelli che finiscono in svizzera vengono invece da ricercatori stranieri).

Siamo sicuri che tagliare i fondi alla ricerca ci faccia davvero risparmiare?

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