Lavoratrici e lavoratori del CNR scrivono al Presidente Mattarella


L’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori del CNR, indetta da FLC CGIL e FIR CISL, insieme ai Precari Uniti Cnr, il giorno 22 novembre 2017, esprime una profonda preoccupazione in relazione allo stato di insufficiente finanziamento del più grande Ente Pubblico di Ricerca italiano: il Consiglio Nazionale delle Ricerche. L’Ente vive, da troppi anni, una situazione di emergenza del lavoro nonostante l’ammontare delle risorse annualmente reperite sul mercato finanziario della ricerca nazionale e internazionale (progetti di ricerca), che non ha eguali nel contesto delle PP.AA. Abbiamo ancora ben vivo il preoccupato intervento del Presidente della Repubblica, Onorevole Mattarella, sulla condizione dei ricercatori dove ricordava che la «mobilità in Europa e nel mondo è condizione di maggior libertà e di opportunità per tutti. Dobbiamo però compiere ogni sforzo affinché la circolazione del sapere e delle intelligenze non diventi, per i nostri giovani, una strada a senso unico, in uscita».

Gli ultimi dieci anni hanno visto il nostro Paese andare in direzione opposta: la Ricerca Pubblica ha subìto ingenti decurtamenti di fondi, con conseguenze disastrose sul capitale umano coinvolto. Così è stato per il CNR che, come altri EPR, ha visto il proprio fondo ordinario drasticamente ridotto con ripercussioni dirette sulla capacità assunzionale (complice anche il blocco del turn-over), a fronte di una crescita del fatturato e delle attività. Ciò ha portato all’inesorabile aumento di un precariato strutturale, infatti circa il 40% dell’organico è personale con contratti “flessibili”, necessario all’effettiva funzionalità dell’Ente, come affermato dal Piano di Fabbisogno 2017-2019 del CNR, che si protrae ormai da moltissimo tempo (anche 10 -15 anni).
Permane il reiterato abuso di contratti “flessibili”, definito “vergognoso” dalla stessa Ministra Marianna Madia e, nonostante gli impegni presi nella risoluzione della VIIa Commissione nel 2014, ad oggi nulla è concretamente sul tavolo per dirimere questa annosa questione.

I 300 posti previsti per la ricerca nel corrente DDL di Bilancio sono profondamente distanti dai numeri del problema e arrivano come uno schiaffo alle lavoratrici e ai lavoratori che vivono quotidianamente tutta la gravità di questa condizione.

Nella convinzione che la Ricerca Pubblica costituisca un investimento e non una spesa per il nostro Paese e che il capitale umano ad oggi precario debba essere valorizzato e non dilapidato, l’Assemblea esprime viva preoccupazione riguardo alle reali intenzioni del Governo circa il tema stabilizzazione del personale di lavoro precario.

Per raggiungere la soluzione del fenomeno precariato è necessaria la volontà politica di finanziare adeguatamente il processo di stabilizzazione del CNR, investire in ricerca significa investire nello sviluppo e nel futuro del Paese:

CHIEDIAMO

che il Governo esprima tale volontà politica attraverso lo stanziamento di fondi adeguati e vincolati a sostenere l’intero processo di stabilizzazione cosi come previste dal D.lgs. 75/2017 a partire dal 1 gennaio 2018.

Cosa ne pensi?