Organico di potenziamento e orario di servizio settimanale


Ai Dirigenti Scolatici degli Istituti della Provincia di Firenze

All’albo sindacale degli istituti

e p. c.

Al Direttore Generale dell’USR – Toscana Dott. D. Petruzzo

Al Dirigente dell’Ufficio V – Ambito Territoriale della Provincia di Firenze Dott. C. Bacaloni

OGGETTO: organico di potenziamento e orario di servizio settimanale

Giungono a queste Oo. Ss. segnalazioni riguardo alla predisposizione di un orario di servizio dei docenti titolari di ore di potenziamento articolato in meno di 18 ore settimanali, differentemente da quanto accade ai docenti titolari esclusivamente di ore curricolari, per i quali l’orario di servizio risulta – come dovuto – di 18 ore.

Come è noto, la legge 107/2015, al comma 5, istituisce, a fianco dei posti comuni e a quelli di sostegno, i posti “per il potenziamento dell’offerta formativa”, i quali costituiscono parte integrante dell’organico dell’autonomia e concorrono – al pari degli altri – alla realizzazione del piano triennale dell’offerta formativa con attività di insegnamento, di potenziamento, di sostegno, di organizzazione, di progettazione e di coordinamento”. Nulla dice la legge riguardo un eventuale trattamento orario differente fra le tre tipologie di posti né una differente modalità di espletamento dei loro obblighi contrattuali.

La nota MIUR 285 del 5 settembre 2016 è poi intervenuta a sottolineare che i docenti tutti – indipendentemente dalla tipologia di posto ricoperta – entrano a far parte “di un’unica comunità di pratiche che […] progetta e realizza le attività” e che “non esiste distinzione contrattuale tra docenti curricolari e docenti di potenziamento”.

Risulta pertanto chiaro oltre ogni dubbio che i docenti in dotazione alle scuole, essendo tutti membri dell’organico dell’autonomia, godono degli stessi diritti e devono attenersi ai medesimi obblighi derivanti dal CCNL vigente; ne deriva pertanto che per tutti i docenti: “l’attività di insegnamento si svolge […] in 18 ore settimanali nelle scuole e istituti di istruzione secondaria” (art. 28, comma 5).

E’ appena il caso di sottolineare che la nota MIUR – laddove afferma che si possono aprire “spazi di flessibilità” – si riferisce unicamente alla possibilità “di svolgere attività di insegnamento integrate ad altre attività progettuali” e non anche alla possibilità di modificare quanto previsto dal CCNL riguardo l’orario di lavoro settimanale (atteso che non si tratti della fattispecie prevista dal CCNL stesso all’art. 28).

Sempre il contratto nazionale sancisce che, al pari di ogni altro lavoratore pubblico e privato, il docente deve avere un orario di lavoro ben preciso. Infatti il CCNL all’art. 28 dice che “Gli obblighi di lavoro del personale docente sono articolati in attività di insegnamento ed in attività funzionali alla prestazione di insegnamento”, che “prima dell’inizio delle lezioni, il dirigente scolastico predispone, sulla base delle eventuali proposte degli organi collegiali, il piano annuale delle attività e i conseguenti impegni del personale docente, che sono conferiti in forma scritta” e che “il piano, comprensivo degli impegni di lavoro, è deliberato dal collegio dei docenti nel quadro della programmazione dell’azione didattico-educativa e con la stessa procedura è modificato, nel corso dell’anno scolastico, per far fronte a nuove esigenze”. Di tale piano inoltre, afferma il Contratto, “è data informazione alle OO.SS. di cui all’art. 7”.

Risulta chiaro pertanto che ogni docente ha diritto a conoscere in modo completo e per iscritto tutti i suoi impegni di lavoro.

Si coglie infine l’occasione per ricordare che, essendo il contratto dei lavoratori di natura privatistica, nel caso in cui un docente fosse impossibilitato ad effettuare le ore di lavoro previste (curricolari o di potenziamento) per cause non imputabili alla sua volontà (chiusura della scuola, assemblea degli studenti, mancata calendarizzazione delle prestazioni….), tale situazione rientra nella fattispecie di cui all’art. 1256 Codice Civile: L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile”. In tal caso il lavoratore (a prescindere dalla prestazione non effettuata) non è tenuto ad alcun recupero, mentre il Dirigente Scolastico si espone all’evidente rischio di danno all’erario.

Firenze, 4/12/2017

FLC CGIL    CISL Scuola     SNALS CONFSAL     GILDA UNAMS

P. Pisano        A. Velani            F. Mancini                      S. Boccara

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