Per una diversa cultura della scuola. Il documento presentato dagli insegnanti di Scandicci
PER UNA DIVERSA CULTURA DELLA SCUOLA
PER LA DIGNITA’ DEGLI INSEGNANTI
Documento presentato dagli insegnanti delle scuole di Scandicci
Scandicci, Teatro Studio 21 ottobre 2009
Il Decreto Gelmini ha impoverito l’offerta formativa della scuola pubblica italiana, perseguendo una politica scolastica che antepone le esigenze di risparmio economico al progetto della crescita sociale e culturale del nostro Paese.
Le misure previste dai nuovi regolamenti peggiorano in modo sostanziale la qualità dell’offerta formativa attraverso lo smantellamento dei modelli di organizzazione didattica della scuola primaria, la reintroduzione dell’anticipo nella scuola dell’infanzia con la possibilità di iscrizione anticipata dei bambini che compiono 3 anni entro il 30 aprile successivo, la cancellazione di tutte le compresenze dei docenti, l’aumento degli alunni per classe che può creare anche problemi di sicurezza per il superamento della capienza massima delle aule. Con l’eliminazione di tutte le compresenze dei docenti nella scuola primaria e la riduzione di tutte le cattedre a 18 ore nella scuola secondaria di I grado, nel primo ciclo dell’istruzione saranno possibili solo modalità di insegnamento di tipo frontale nella classe. L’azzeramento della contemporaneità dei docenti comporta inoltre difficoltà nell’organizzazione del servizio mensa, nella realizzazione delle uscite didattiche, nella copertura delle supplenze brevi, e grosse limitazioni nell’attivazione della formazione linguistica dei bambini stranieri, nel recupero degli alunni in difficoltà di apprendimento, nelle attività alternative per chi non si avvale della religione cattolica, nella contrazione delle ore di sostegno agli alunni diversamente abili.
Alla dequalificazione della proposta formativa delle nostre scuole, con conseguenze inevitabili sul futuro degli alunni, si accompagna lo svilimento della funzione di noi docenti della scuola primaria.
In seguito allo stravolgimento del tempo pieno – un assetto didattico-organizzativo consolidatosi in anni di riuscita sperimentazione-, il ruolo degli insegnanti ha perso la sua dignità professionale per essere riadattato a funzioni di copertura orario di un tempo-scuola rimasto intatto solo sul piano quantitativo (la quantità di ore) ma svuotato su quello qualitativo, essendo venute meno le condizioni che garantivano incisività sul piano degli apprendimenti. I docenti sono chiamati adesso a coprire gli spazi vuoti –il vuoto!- di una riorganizzazione oraria che ha il mero obiettivo di tagliare risorse senza la benché minima preoccupazione di delineare e rendere possibile un progetto pedagogico-formativo in un tempo e in un contesto culturale che lo renderebbero urgentissimo.
Noi insegnanti chiediamo dunque a tutti coloro che hanno a cuore questa grave situazione – ai genitori, all’opinione pubblica, alle istituzioni e a tutte le forze progressiste- di riconoscere che la centralità e la dignità della scuola pubblica significano anche “centralità e dignità” della nostra figura e dell’imprescindibile contributo della nostra azione di mediatori tra gli alunni e il mondo della conoscenza. E per questo chiediamo che ci vengano restituite le condizioni necessarie per poter riqualificare il nostro intervento.
- Anzitutto chiediamo che ci venga ridata parola e autorevolezza (attenzione: non autorità!) per esprimere necessità, bisogni, pareri e opinioni in merito a decisioni che finora sono state gerarchicamente calate dall’alto, senza interpellare le nostre professionalità ormai schiacciate anch’esse dalla campagna diffamatoria del “fannullonismo”;
- chiediamo che vengano ripristinate al più presto importanti risorse didattiche come le ore di compresenza tra colleghi visto che sono sempre state valorizzate con competenza;
- chiediamo che siano rese alla scuola le risorse finanziare per ripristinare, ogni volta che se ne presenti la necessità, la pratica di nomina dell’insegnante supplente, restituendo dignità e rispetto al lavoro dei colleghi precari e garantendo continuità didattica nelle classi in cui l’insegnante è costretto ad assentarsi;
- chiediamo rispetto del nostro ruolo di “maestri” e un più convinto riconoscimento sociale dell’impegno che riversiamo quotidianamente nella nostra delicata e appassionante professione.
Infine, chiediamo a tutti che, a partire dalla nostra città, si dia inizio anzitutto ad una battaglia culturale sulla scuola pubblica italiana, che ne possa rivendicare e affermare il fondamentale ruolo nella formazione e nella crescita delle giovani generazioni. Chiediamo quindi che la discussione sulla scuola pubblica riesca ad essere più ampia e più approfondita: che, accanto alle questioni ordinarie e straordinarie -come in questo caso- di amministrazione e finanziamenti, si parli di più di italiano, di matematica, di storia, di scienze, di programmi, della quantità di ore delle singole materie, di qualità didattica, dei metodi di studio, di testi, di valutazione… Chiediamo che si parli di più dei bambini, dei loro processi di apprendimento e del loro rapporto con un mondo sempre più mutevole e complesso. Crediamo infatti che solo mutando il linguaggio prevalente e sottolineando il valore e il significato dell’istruzione e della formazione, si possa ripensare e ridefinire un’idea di scuola che non è solo il luogo della fredda trasmissione dei contenuti e dei saperi ma anzitutto quello della formazione di cittadini consapevoli e democratici, in possesso degli strumenti critici adeguati per affrontare il continuo evolversi della società.
Gli insegnanti di Scandicci

