Precari università, le 3 R: Ricorso, Rinnovo, Reclutamento
La situazione del precariato nel comparto università ha assunto dimensioni allarmanti non solo per quanto riguarda il personale tecnico ed amministrativo, ma anche nella ricerca e nella didattica. Le università si sono riempite di docenti a contratto, assunti corso per corso con procedure poco trasparenti e non pagati, mentre per la ricerca la riforma Tremonti-Gelmini dell’università prevede come unica forma contrattuale possibile il tempo determinato.
Le conseguenze non sono solo gravissime per la qualità della vita delle persone, ma impattano pesantemente anche sul sistema paese. Le pessime condizioni di lavoro dei docenti e dei ricercatori in italia spingono alla fuga di massa di laureati e dottorati verso paesi stranieri e non rendono minimamente attrattivo il nostro paese per i cervelli stranieri che volessero scegliere il nostro come paese di fuga.
Il Coordinamento Nazionale Precari dell’Università FLC CGIL ha proposto una campagna che poggia su tre pilastri: ricorsi contro gli abusi perpetrati fino ad adesso, rinnovo dei contratti in essere, stabilizzazione di chi opera da anni negli atenei assicurando la didattica e la ricerca.
Questo il testo del volantino:
La professionalità e la competenza dei precari della didattica e della ricerca che lavorano nelle Università vengono ogni giorno mortificate e, invece di puntare su queste risorse fondamentali per il Paese, si fa di tutto per respingerle: l’Italia è il primo esportatore di ricercatori in Europa.
Questo è un problema per tutti!
Per noi, esistono solo quattro risposte possibili: restituire e dare dignità e diritti al lavoro intellettuale, aumentare la partecipazione democratica nella gestione dell’Università, garantire saperi e didattica di qualità per gli studenti, garantire la libertà della ricerca.
Mai più lavoro gratuito
chiediamo una giusta retribuzione oraria minima per i professori a contratto uguale in tutti gli Atenei, pari ad almeno 9600 euro lordi per un corso annuale, comparabile in proporzione a quella di chi svolge mansioni analoghe a tempo indeterminatoPiù partecipazione democratica
chiediamo che sia ammesso almeno un precario della ricerca e della docenza nelle Commissioni per la scrittura degli Statuti di Ateneo, come è già avvenuto, per esempio, all’Università di Pisa e che sia prevista la presenza dei precari a tutti i livelli decisionali degli Atenei, a partire dai Consigli di Dipartimento Rinnovo dei contratti chiediamo il rinnovo di tutti gli assegni di ricerca rinnovabili attualmente in corso e nessun obbligo di docenza per gli assegnisti Stop al licenziamento di massa di 60mila precari dell’università chiediamo una pianificazione delle assunzioni, che il numero dei bandi per Ricercatori a tempo determinato di tipo A (il primo tipo di tempo determinato previsto, accessibile a tutti, di 3 anni rinnovabile altri 2) sia pari a quello dei bandi per Ricercatori a tempo determinato di tipo B (di 3 anni riservato a chi ha già avuto il contratto di tipo A), e soprattutto che non sia previsto alcun limite di età per le nuove figure a contratto
Diritto di accesso ai fondi
chiediamo la possibilità per i precari di accedere a tutti i tipi di fondi di ricerca, da quelli di Ateneo a quelli nazionali, così come già avviene con i fondi di ricerca europei
Dignità per la ricerca
chiediamo una giusta retribuzione per i contratti di ricerca e un nuovo importo minimo per gli assegni di ricerca corrispondente ad una retribuzione analoga a quella dei contratti europei confrontabili, non inferiore a 25.000 euro lordi annui
