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	<title>flcfirenze.it &#187; Lettera aperta</title>
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	<description>Portale FLC CGIL Firenze</description>
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		<title>Lettera aperta dell’RSA della mensa di Certaldo e Castelfiorentino</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 13:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adminflc</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci scrivono le addette delle mense di Certaldo e Castelfiorentino, preoccupate come noi del destino della scuola pubblica, luogo di lavoro ma anche strumento fondamentale per la maturazione del pieno diritto di cittadinanza per i propri figli. Pubblichiamo integralmente la loro lettera. Il lavoro e l’istruzione sono diritti imprescindibili della democrazia e della costituzione, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flcfirenze.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/mensa.jpg"><img src="http://www.flcfirenze.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/mensa-300x160.jpg" alt="" title="mensa" width="300" height="160" class="alignleft size-medium wp-image-1408" /></a>
<p>Ci scrivono le addette delle mense di Certaldo e Castelfiorentino, preoccupate come noi del destino della scuola pubblica, luogo di lavoro ma anche strumento fondamentale per la maturazione del pieno diritto di cittadinanza per i propri figli.</p>
<p>Pubblichiamo integralmente la loro lettera.</p>
<blockquote>
<p>Il lavoro e l’istruzione sono diritti imprescindibili della democrazia e della costituzione, ma il momento storico che stiamo vivendo sembra dimostrare l’ esatto contrario.</p>
<p>Siamo tutti testimoni di un forte disinteresse da parte del governo nei confronti della cultura, come dimostra la riforma del ministro Gelmini che taglia fondi alla scuola pubblica a fronte di una forte crisi economica che rende il lavoro sempre più precario.</p>
<p>“La scuola non può essere un ammortizzatore sociale”, ma è e deve essere un investimento per il futuro, per una società migliore formata da persone coscienti e consapevoli.</p>
<p>In questo contesto drammatico non possiamo non far sentire la nostra voce.</p>
<p>Oggi siamo qui riuniti per condividere le stesse  preoccupazioni e spero gli stessi obiettivi.</p>
<p>Ognuno di noi ricopre in questo ambito un ruolo diverso, io oggi rappresento forse una della categorie più deboli legate alla scuola, il servizio mensa.</p>
<p>Ad oggi tale servizio è in serio pericolo se viene meno il tempo pieno.</p>
<p>Dietro il servizio mensa ci sono posti di lavoro, precari e non e le persone che occupano questi posti di lavoro sono fortemente preoccupate per il loro futuro.</p>
<p>La tipologia del nostro contratto di lavoro, la stagionalità che lo caratterizza pone noi lavoratrici in una condizione lavorativa incerta, altalenante , alla mercè delle riforme e delle scelte comunali.</p>
<p>Cosa succederà a settembre? Ci sarà il tempo pieno?</p>
<p>Forse l ’amministrazione comunale non può darci delle risposte certe, ma noi addette al servizio in questione  vogliamo far presente che siamo sì legate per contratto all’ azienda appaltatrice, ma siamo anche legate al calendario scolastico e troppe volte sono state fatte scelte che non hanno tenuto conto di questo.</p>
<p>Quando si prolungano le vacanze o si ritarda l’ inizio del tempo pieno a settembre facendo iniziare il servizio mensa ad ottobre, qualcuno ci rimette lo stipendio oppure le ferie, visto che per avere lo stipendio pieno vengono utilizzate in modo tale da coprire i giorni di mancato lavoro.</p>
<p>Sappiamo che il momento di crisi che stiamo vivendo è difficile anche per un comune che deve far fronte a molte spese, ma forse ci dovrebbe essere una maggiore sensibilità nei confronti della scuola e dei posti di lavoro legati ad essa.</p>
<p>Il governo sta facendo di tutto per smantellare la scuola pubblica e sta a noi utilizzare le nostre forze , le nostre risorse affinché questo avvenga nel modo meno traumatico possibile.</p>
<p>Sta alle amministrazioni comunali decidere, scegliere cosa è meglio per le famiglie e per i nostri figli.</p>
<p>Il tempo pieno non è un parcheggio, ma è una scelta educativa, è un diritto che non può essere negato.</p>
<p>Siamo consapevoli delle difficoltà dei comuni in un momento storico e politico come questo, dove le avversità, la mancanza di fondi e di risorse costringono a fare delle scelte a volte anche drammatiche.</p>
<p>È in queste avversità che oggi le addette del servizio mensa si  sentono costrette a porre delle considerazioni, a far sentire che ci sono anche loro, non solo come lavoratrici, ma anche come mamme visto che la maggior parte di loro lo è.</p>
<p>Il nostro posto di lavoro ad oggi è nelle mani di qualcun altro, anche nelle vostre ed è doveroso da parte nostra informarvi e chiedere apertura al confronto e al dialogo.</p>
<p>Quello di oggi non vuole essere solo uno sfogo, ma un invito alla riflessione che il tempo pieno non penalizza soltanto  le famiglie, gli insegnanti e il personale ATA, ma anche noi del servizio mensa che non siamo alle dipendenze pubbliche, ma offriamo a tutti gli effetti un servizio per un ente pubblico.</p>
<p>Il tempo pieno significa per noi lavorare o meno, avere uno stipendio oppure no.</p>
<p>Noi chiediamo che si lotti per questo servizio nonostante abbia un costo, nonostante la mancanza di fondi e di interesse da parte del governo.</p>
<p>Le famiglie hanno diritto di scegliere, noi quello di lavorare.</p>
<p>La scuola deve essere la nostra e la vostra priorità perché la scuola è la base di ogni civiltà degna di essere chiamata tale.</p>
<p>Grazie.</p>
<p><em>
<p>Le addette al servizio mensa di Certaldo e Castelfiorentino.</p>
<p></em></p></blockquote>
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		<title>Riflessioni sulla lettera aperta dei 61 dirigenti scolastici della Toscana</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 17:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adminflc</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Dirigenti Scolastici]]></category>
		<category><![CDATA[Lettera aperta]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi un gruppo di 61 dirigenti scolastici della Toscana ha espresso, attraverso una lettera aperta, una proposta ai partiti ed ai candidati alle prossime elezioni regionali. Questa invita la prossima Amministrazione Regionale, in accordo con le Province, ad avviare in un “consistente numero di istituti professionali” la “sperimentazione di percorsi triennali di formazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flcfirenze.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Consiglio_Toscana.jpg"><img src="http://www.flcfirenze.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Consiglio_Toscana-300x160.jpg" alt="" title="Consiglio_Toscana" width="300" height="160" class="alignleft size-medium wp-image-1024" /></a>
<p>Nei giorni scorsi un gruppo di 61 dirigenti scolastici della Toscana ha espresso, attraverso una <em>lettera aperta</em>, una proposta ai partiti ed ai candidati alle prossime elezioni regionali. Questa invita la prossima Amministrazione Regionale, in accordo con le Province, ad avviare in un “consistente numero di istituti professionali” la “sperimentazione di percorsi triennali di formazione professionale a cui si possa accedere dopo l’esame di terza media”.</p>
<p>La proposta nasce da considerazioni importanti e, indubbiamente, corrispondenti alla verità:</p>
<ol>
<li>la difficoltà di una rilevante quantità di studenti ad adattarsi alle regole ed ai metodi di insegnamento/apprendimento della attuale scuola superiore, anche se “professionale”</li>
<li>la conseguente difficile governabilità di alcune classi prime (ma anche, talora, seconde) degli Istituti Professionali con relativo “burn out” dei docenti</li>
<li>l’altissima percentuale (oltre il 30%) di “non promozioni” nelle prime classi degli istituti superiori (ed in particolare degli Istituti Professionali) che produce un rilevante tasso di dispersione scolastica e un conseguente abbandono degli studi</li>
</ol>
<p>Pur condividendo questi punti di partenza riteniamo che la proposta fatta sia discutibile:</p>
<ul>
<li>Essa parte dal presupposto che a 14 anni, in alternativa alla scuola, ci sia una “strada più confacente ai propri talenti”, mentre noi riteniamo che a quell’età difficilmente possano essere fatte scelte, che rischiano, in quanto eccessivamente precoci, di essere determinanti e preclusive rispetto a ciò che potrebbe essere individuato in età più adulta e consapevole</li>
<li>   L’alternativa suggerita, ossia la formazione professionale fatta a Trento e Bolzano, ha una ragion d’essere se non è in parallelo con l’istruzione professionale, in caso contrario rischia di essere solo un contenitore funzionante da ricettacolo per coloro che, per motivi vari (dalle capacità alle motivazioni), scelgono volontariamente o meno, di lasciare il percorso scolastico. </li>
</ul>
<p>Proprio per evitare questo pericolo, infatti, le Province di Trento e Bolzano hanno contemporaneamente provveduto alla chiusura degli istituti professionali di Stato e investito notevoli risorse (i docenti hanno una retribuzione maggiorata di circa il 30%) sulla qualità e la  metodologia dell’insegnamento. </p>
<p>Sempre in questo ambito, visto che nella “lettera” si citano “esperienze di alto livello in Italia e in Europa” vale la pena di ricordare il caso della Germania (dove è in vigore un sistema scolastico simile a quello auspicato per l’Italia: un “gymnasium”, corrispondente al liceo, una “realschule” ed una “gesamtschule”, corrispondenti ai tecnici e professionali, e una “hauptschule”, ossia l’istruzione professionale. l’UNESCO, dopo i pessimi risultati tedeschi rilevati da PISA 2004, ha ingiunto alla Germania di rimediare al basso livello della “hauptschule” considerata un vero e proprio “ghetto per immigrati” (dalla relazione di Patroncini al Forum nazionale su scuola secondaria superiore: istruzione tecnica, istruzione professionale, Piacenza 11.01.2008).</p>
<p> Ma la nostra riflessione non tende a mettere la testa sotto la sabbia e fingere che i problemi citati nei tre punti iniziali non esistano, sappiamo bene che ci sono e che sono seri, … come intervenire in modo incisivo ?<br />
Ritenendo che l’uscita dal percorso scolastico possa solo acuire i fenomeni di emarginazione, pensiamo ad una scuola qualitativamente diversa per gli studenti meno motivati verso gli studi basati sull’astrazione dei concetti. Pensiamo che la proposta vera sia puntare sulla metodologia dell’insegnamento, cosa che viene individuata anche nel recente decreto di riordino dell’Istruzione Professionale; in esso infatti si dice che i percorsi degli istituti professionali (art.5, punto 2, comma d) “si sviluppano soprattutto attraverso metodologie basate su : la didattica di laboratorio, anche per valorizzare stili di apprendimento induttivi; l&#8217;orientamento progressivo, l&#8217;analisi e la soluzione dei problemi relativi al settore produttivo di riferimento; il lavoro cooperativo per progetti; la personalizzazione dei prodotti e dei servizi attraverso l&#8217;uso delle tecnologie e del pensiero creativo; la gestione di processi in contesti organizzati e l&#8217;alternanza scuola lavoro”. Questo necessariamente deve prevedere un incremento dell’attività laboratoriale nel biennio dei professionali con anche, se non dei veri e propri stage, la possibilità di progetti guidati per attività nell’ambito lavorativo.<br />
Si tratta quindi di intraprendere con coerenza, impegnando le risorse necessarie, la strada dell’innovazione didattica necessaria ad assicurare il maggior livello di apprendimento possibile ai giovani meno motivati allo studio, a quelli appartenenti agli strati sociali più marginali, agli studenti immigrati. </p>
<p> Certo la scuola non può essere sola a sostenere questo impegno, il cambiamento delle metodologie didattiche è un processo lungo e laborioso che non può essere fatto artigianalmente dalla singola istituzione scolastica o essere relegato a sperimentazioni sempre a rischio di adeguato finanziamento; deve essere frutto di una precisa volontà istituzionale e, gradualmente, portato a sistema.</p>
<p>Massimo Batoni &#8211; dirigente scolastico IIS “Leonardo da Vinci”, Firenze</p>
<p>Giacomo D’Agostino &#8211; dirigente scolastico IIS “F.Enriques”, Castelfiorentino</p>
<p>Daniela Borghesi &#8211; dirigente scolastico Liceo Scientifico “Il Pontormo”, Empoli</p>
<p>Doriano Bizzarri &#8211; dirigente scolastico dell’IC “Montagnola-Gramsci”, Firenze</p>
<p>Saverio Craparo &#8211; dirigente scolastico Istituto Professionale “Sassetti”, Firenze</p>
<p>Luciano Rutigliano &#8211; dirigente scolastico Istituto Professionale Alberghiero “Saffi”, Firenze</p>
<p>Laura Chirici &#8211; dirigente scolastico Scuola Media “Pascetti”, Sesto Fiorentino</p>
<p>Federico Marucelli &#8211; dirigente scolastico IC “Terzo comprensivo”, Scandicci</p>
<p>Daniela Mancini &#8211; dirigente scolastico IIS “G.Ferraris-F.Brunelleschi”, Empoli</p>
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