Va’ a lavura’, brutt drugat!
Sembra di sentirlo, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, accogliere entusiasta la proposta del governatore del Veneto Luca Zaia.
Sul “Corriere del Veneto” del 13 agosto, compare un articolo legato all’accesissimo dibattito seguìto alla decisione del sindaco di Verona di negare il Teatro Romano al cantautore Morgan a causa delle ormai note dichiarazioni dell’artista stesso sull’ uso della cocaina. Attraverso un collegamento analogico e deduttivo a dir poco sorprendente il governatore Zaia ha sovrapposto immediatamente l’immagine artistica di Morgan a quella degli insegnati, i quali svolgendo una mansione a rischio (ancora da stabilire il grado di rischio e chi lo corre) dovrebbero sottoporsi a controlli “anti-doping” (termine non casuale…), secondo una legge approvata nel 2007. Prontamente Giovanardi soffoca sul nascere le rituali polemiche sostenendo la necessità di controllo anti-droga anche presso il Parlamento. – Mal comune… – avrà pensato.
Non si nega, in realtà, la possibilità che anche all’interno della classe docente possano prefigurarsi disagi legati all’uso di varie sostanze tossiche, ma i sindacati offrono dati limitatissimi, relegati ad un 2 o 3 % insieme ad altre problematiche , presenti in ogni categoria lavorativa, come abusi o molestie.
Di certo, mentre per un parlamentare sovra stipendiato una dose mensile di 50 grammi di cocaina equivale all’acquisto di un pacchetto di sigarette, suona quasi sarcastico asserire che un docente sottragga somme non certo ridicole alla sua magra retribuzione.
Tuttavia, ciò che rende ancora più risibile la vicenda sono le concrete, realistiche, efficaci e intelligenti sanzioni che i virtuosi della Lega hanno proposto: “declassare” il professore positivo ai test allo stadio di bidello o come impiegato nell’amministrazione, con buona pace e rassegnazione dei tanti precari ATA che attendono pazientemente il ruolo e di chi, nell’amministrazione, vedrebbe rinnegati i propri titoli di accesso a vantaggio delle varie lauree in lettere, matematica e storia dell’arte, anche se intossicate. Cattivi, questi professori!
Il vantaggio a quanto pare è doppio: da una parte i professori drogati non avrebbero più contatto diretto con i loro allievi non compromettendone la salute fisica e intellettiva, dall’altra i bidelli e gli amministrativi potranno arrotolare bigliettoni da 100 euro in ombrosi coca-party al chiuso delle loro sedi, magari offrendo qualche sniffata clandestina qua e là per calmare le ansie da compito in classe.
Resta ancora una difficoltà, realmente drammatica stavolta, che riguarda la difficoltà di chi ci amministra di chiedersi perché i nostri giovani sono ancora abbandonati all’uso e all’abuso di droghe o alcool e perché sembrano mute le urla di aiuto a fronte di innumerevoli segnali di disagio; sembra più facile, per i vari Zaia e Giovanardi, provocare e dedicarsi all’ormai irrinunciabile spettacolo mediatico.
Forse è per questo che tutto è partito da Morgan?
